Un uomo con uno scudo per proteggersi dall’inflazione.

Come combattere l’inflazione?

10 minuti di lettura
4 ott 2022

L’anno 2022 sarà contrassegnato da un’inflazione storica, con tassi record che non si vedevano da decenni. Ma come ci siamo arrivati e che cosa significa per risparmiatori e investitori?

Carenza di materie prime, seguita da prezzi in crescita esponenziale: l’attuale crisi economica sta colpendo tutti i paesi.

Per i privati, soprattutto nel caso specifico dell’inflazione 2022, significa un netto aumento del costo dell’energia, degli alimentari e dei tassi di interesse. Il che ha un impatto negativo sul potere d’acquisto e sui risparmi.

Ecco un aggiornamento sulla situazione e sui modi per affrontarla al meglio.

L’inflazione in un contesto globale: la situazione negli Stati Uniti e in Europa

Un grafico che sale e scende con la scritta “inflation” (inflazione) sullo sfondo.

L’inflazione dal punto di vista statunitense

Se questo periodo nero di inflazione sembra destinato a protrarsi nel 2023 e addirittura fino al 2026 (come minimo), il 2022 è stato sicuramente un anno difficile per i mercati statunitensi e globali. Il tasso di inflazione attuale negli USA è del 5,9%, con una previsione dell’1,5% nei prossimi tre anni.

Ma i beni durevoli, gli alimentari e l’energia dovrebbero subire una deflazione significativa tra il 2023 e il 2026.

Una visione ottimistica del futuro dovuta al modo in cui si è manifestata quest’inflazione da record: avendo colpito principalmente alcuni settori specifici dell’economia, come quello energetico, l’inflazione dovrebbe riuscire ad autoregolarsi nei prossimi mesi.

Ad esempio, il team energia di Morningstar prevede che i prezzi del petrolio scenderanno da una media di 97 $ al barile nel 2022 a 55 $ al barile nel 2025.

Questo se le cose non cambiano.

Ma ora passiamo alla situazione europea

Prezzi in aumento sul mercato europeo

Soldi in euro su un tavolo con una bandiera dell’UE sullo sfondo.

Se la lotta all’inflazione dovrebbe procedere più spedita negli Stati Uniti, principalmente per via del rapido e forte inasprimento della politica monetaria (aumento dei tassi di interesse, ecc.), la situazione nell’Eurozona e nel Regno Unito sembra essere un po’ diversa.

Sebbene la Banca centrale europea (BCE) si mostri ancora riluttante ad innalzare in maniera significativa i tassi di interesse, le proiezioni relative all’inflazione al consumo nella zona euro sono state riviste al 10% a settembre 2022, in aumento rispetto alle precedenti stime del 9%.

Tra i paesi più colpiti:

  • i Paesi baltici, dove l’inflazione supera il 20%;
  • la Germania, dove l’inflazione ha raggiunto il record storico dell’11%; e
  • il Regno Unito, dove l’inflazione ha già raggiunto il picco del 10%.

Anche se le proiezioni prevedono una media del 6,2% nel 2023, le cose stanno cambiando velocemente.

Ad esempio, i tagli alle forniture energetiche provenienti dalla Russia programmate dall’Unione europea si stanno dimostrando più turbolente di quanto previsto dalle proiezioni di riferimento.

Inoltre, quest’inverno potrebbero emergere nuove problematiche legate all’attuale crisi energetica: tra queste, una potenziale carenza di diesel dato che il carburante, precedentemente fornito dalla Russia, potrebbe essere difficile da approvvigionare in alcune parti d’Europa, con conseguenti ripercussioni economiche significative.

Inflazione, deflazione, stagflazione: cosa aspettarsi nel 2023?

Un carrello circondato da vari oggetti a rappresentare l’aumento dell’inflazione.

Un periodo di inflazione tenace

Già da prima dell’invasione russa dell’Ucraina, nella maggior parte delle economie del G20 l’inflazione era al di sopra degli obiettivi delle banche centrali.

Innescati dalla pandemia, gli alti livelli di inflazione sono stati alimentati dalle strozzature nelle catene di approvvigionamento, dall’aumento dei costi del trasporto e dalla massiccia emissione di nuova moneta finalizzata a sostenere gran parte delle economie del G20.

Con le riaperture, i prezzi dell’energia hanno cominciato a salire, portando l’inflazione alle tendenze attuali. E il forte aumento dei consumi (grazie alla suddetta creazione di nuova moneta) ha contribuito a mantenere alta l’inflazione anche nei mesi successivi.

In molti paesi, anche i prezzi dei prodotti alimentari hanno iniziato a crescere, spinti dalle turbolenze nella catena di approvvigionamento e, nel 2022, dallo scoppio della guerra in Ucraina e dalle sanzioni imposte alla Russia.

Da allora, le pressioni inflazionistiche si sono generalizzate e l’aumento dei costi delle materie prime, del lavoro, di produzione e logistici ha iniziato a ripercuotersi sui prezzi, causando il diffondersi dell’inflazione in diversi settori dell'economia

Un’uscita dalla crisi a breve termine?

Con il dilagare dell’inflazione, le banche centrali hanno dovuto inasprire la loro politica monetaria, mentre i rallentamenti nella supply chain hanno gradualmente cominciato ad attenuarsi, il che potrebbe portare a un rallentamento dell’inflazione l’anno prossimo. Ma l’attuale crisi energetica e l’incremento dei costi della manodopera potrebbero mettere a repentaglio questa flessione.

Le precedenti proiezioni davano l’inflazione al consumo in calo dall’8,2% nel 2022 al 6,2% nel 2023 nei paesi del G20, mentre nelle economie avanzate del G20 si prevedeva addirittura una diminuzione dal 6,2% di quest’anno al 4% nel 2023.

Ma queste previsioni sono già state smentite dai recenti dati sull’inflazione relativi al mese di settembre 2022, che collocano il tasso di inflazione attuale nella zona euro al di sopra del 10% e quella tedesca a doppia cifra per la prima volta nella storia.

Prevedere i fattori che incidono sull’inflazione è molto difficile, per non dire impossibile, a causa della loro rapida evoluzione e forte instabilità, ma, con l'avvicinarsi dell’inverno, la crisi energetica sta accelerando e stiamo già assistendo a una recrudescenza dei casi di Covid.

Pertanto, è probabile che l’Europa e le economie del G20 subiscano un calo della crescita e un’inflazione elevata più a lungo del previsto.

Ma questo che conseguenze ha su di noi come consumatori? Come possiamo proteggerci dall’inflazione?

Ecco alcuni consigli.

Come combattere l’inflazione nel nostro piccolo?

Compensare l’aumento del costo della vita

Un uomo in bilico su una bilancia che cerca di affrontare l’inflazione.

L’inflazione si traduce in un incremento del costo della vita. La prima cosa da fare per riequilibrare le proprie finanze, quindi, è rinegoziare lo stipendio!

Consapevoli del ricorrente problema del potere d’acquisto dovuto all’inflazione, i governi stanno adottando misure per contenere i rischi di impoverimento: indennità, revisione degli assegni e degli indici, ecc.

E anche alcune aziende stanno facendo lo stesso. Ma raramente gli aumenti di stipendio, anche quando vengono effettivamente messi in pratica, sono in linea con l’inflazione.

Nell’Eurozona, dove i prezzi sono cresciuti di oltre il 10%, gli stipendi stentano ad aumentare:

  • +3,1% in Francia
  • +3,8% in Germania
  • +3,6% in Spagna

Il motivo per cui gli aumenti di stipendio sono così contenuti è perché si vuole evitare l’effetto domino citato in precedenza: a stipendi più alti seguono prezzi più alti di beni e servizi, e così via.

Perciò, per compensare la perdita di potere d’acquisto, è consigliabile provare a rinegoziare il proprio stipendio o creare nuove fonti di reddito.

Risparmiare piuttosto che spendere

Una mano che inserisce monete in un salvadanaio.

Se avete un progetto immobiliare (ne parleremo più in dettaglio qui sotto), avrete sicuramente notato che l’inflazione sta facendo salire i tassi di interesse.

Per dirla in maniera semplice, l’inflazione presenta il classico effetto domino:

  1. L’inflazione arriva...
  2. ...quindi le banche centrali incrementano i tassi di interesse per combattere l’inflazione...
  3. ...e i prestiti diventano più onerosi per le banche...
  4. ...che, per compensare, aumentano i tassi di interesse...
  5. ...e così i prestiti diventano più onerosi per i consumatori.

Si tratta di una questione di sicurezza per le banche, che stanno più attente quando si tratta di finanziare nuovi progetti. In effetti, se cala il reddito disponibile, il rischio di insolvenza aumenta.

Ma intendiamoci: questo aumento non è dovuto soltanto al maggiore rischio corso dalle banche. L’innalzamento dei tassi di interesse è, sostanzialmente, un modo per scoraggiare i consumatori dal contrarre prestiti e, quindi, rallentare l’economia per combattere l’inflazione.

Il messaggio delle banche è forte e chiaro (e anche sensato): nei periodi di inflazione, è bene prestare maggiore attenzione al modo in cui si spende e imparare a risparmiare rinunciando agli acquisti ‘superflui’.

Come proteggere il proprio libretto di risparmio nei periodi di inflazione?

Per restare indipendenti e preservare il proprio potere d’acquisto, è bene proteggere i propri risparmi scegliendo attentamente dove piazzare i fondi personali.

Una scelta resa ancora più determinante dal fatto che i libretti di risparmio e altri tipi di conto deposito non ispirano più fiducia da quando, molto tempo fa, i loro tassi di interesse hanno smesso di essere correlati all’inflazione a discapito dei titolari.

Effettivamente, se il tasso di interesse sul libretto di risparmio è del 2% e l’inflazione è al 10%, ogni anno si perderà l’8% dei propri risparmi.

Il modo migliore per proteggere i propri risparmi è quello di diversificare. Il libretto di risparmio non protegge il patrimonio nei periodi di inflazione e potrebbe quindi essere giunto il momento di ricorrere a un asset storicamente a prova di inflazione per preservare una parte dei propri risparmi: l’oro.

Gli investimenti da evitare se si è alle prime armi

Gli investimenti in borsa o nelle criptovalute, anche se vanno molto di moda, non sono quelli da prediligere quando si vogliono proteggere i propri risparmi e non si conosce bene il mercato.

Molti investitori ti racconteranno di come, a termine, hanno visto crescere i propri guadagni in modo strabiliante

Ma, come avrai certamente indovinato, non ci sono investimenti che “funzionano” e offrono guadagni facili, soprattutto in tempi di inflazione e volatilità di mercato estremamente alta.

Se scegli di investire comunque in azioni e crypto, perché ti senti pronto/a ad affrontare l’attuale livello di rischio, è bene tenere monitorati i prezzi e sapere come reagire in tempo nel caso in cui qualcosa andasse storto, per evitare di perdere tutti i tuoi soldi.

E ricordati di avere un portafoglio diversificato: corri i rischi che ti senti di correre e compensa quel rischio investendo in asset più sicuri.

E a proposito di investimenti “sicuri”...

L’immobiliare è sicuro in tempi di inflazione?

L’immobiliare rimane un investimento di punta per chi cerca protezione. Va detto che investire in proprietà immobiliari è rassicurante: si detiene un asset tangibile che, tecnicamente, non dovrebbe svalutarsi nel tempo e che garantisce un reddito immediato.

Sulla carta, potrebbe sembrare l’investimento perfetto, se non si prendono in considerazione due elementi di rischio nei periodi di inflazione:

  • ora è più difficile ottenere un prestito da una banca per finanziare un progetto immobiliare;
  • con la perdita del potere d’acquisto, il rischio di insolvenza aumenta.

Se pensi che l’aumento dei prezzi dell’immobiliare sia destinato a continuare, forse faresti bene a ripensarci.

Sotto torchio per l’aumento dell’inflazione, l’inasprimento delle politiche monetarie e l’attuale recessione (ormai ufficiale nel Regno Unito e probabilmente imminente in altri paesi), i prezzi immobiliari stanno rallentando per la prima volta in molti anni: negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Australia e in alcune parti d’Europa le vendite stanno già calando e si assiste a una correzione dei prezzi.

L’oro, l’asset migliore per combattere l’inflazione

Un uomo che cavalca un lingotto d’oro

Meno noto degli investimenti sopra citati, l’oro fisico rimane una soluzione privilegiata per chi vuole proteggere e diversificare i propri risparmi.

Slegato dalle borse, il prezzo dell’oro rimane relativamente stabile a lungo termine. In caso di grossa crisi, come quella che siamo vivendo ora, si osserva addirittura una controtendenza: quando le borse crollano, il prezzo dell’oro tende a salire.

È esattamente quello che è successo a marzo del 2022, quando le borse erano a mezz’asta: l’oro ha avuto un’impennata storica!

Anche se un investimento in oro non offre profitti immediati, in tempi come questi esso presenta alcuni vantaggi importanti:

In conclusione, il peggio potrebbe essere già passato e, per ora, il 2023 sembra promettere, se non una vera e propria deflazione, quanto meno un’inflazione più bassa. Ma è importante assicurarsi che i tuoi risparmi e investimenti siano protetti adeguatamente dalla volatilità della borsa e dall’effetto a catena dell’inflazione sui costi. La buona notizia è che ci sono soluzioni per proteggere i tuoi risparmi personali da una crisi economica molto capricciosa: investire in metalli preziosi, e in particolare nell’oro.