Giasone e gli Argonauti tornano a Iolco dopo aver recuperato il Vello d’oro dalla Colchide.

La vera storia dietro il mito di Giasone e il Vello d’oro

5 minuti di lettura
18 ott 2022

Che cosa si cela dietro il mito del Vello d’oro? E in che modo è collegato all’estrazione di oro? Oggi ti porteremo alla scoperta di questo antico racconto per rivelarti qualcosa che probabilmente ancora non sai dell’oro.

Conosciamo tutti il significato dell’oro nella mitologia e in molte civiltà antiche.

Nel corso della storia, l’oro è sempre stato un simbolo di potere e immortalità: questo ha fatto del metallo giallo un bene molto ambito, spingendo i sovrani a condurre guerre per ottenerlo. L’oro, infatti, poteva essere impiegato per rivestire un palazzo, poteva essere fuso e trasformato in una corona o essere utilizzato come moneta di scambio.

In poche parole, l’oro rappresentava tutto quello che si può desiderare al mondo, o almeno questo è quello che dice un celebre mito greco.

Se sei un appassionato/a di storia e mitologia, non perderti il racconto del mito di Giasone e il Vello d’oro.

Che cosa narra il mito di Giasone e il Vello d’oro?

Giasone è un eroe della mitologia greca che si è battuto con alcune delle bestie più feroci del suo tempo per conquistare il Vello d’oro.

Sì, avete capito bene: si tratta di un vello fatto di oro, ovvero il manto dorato di un ariete. 🐑

Potrà sembrare un po’ strano... ma c’è un’ottima spiegazione quanto al fatto che il tesoro sia un tosone d’oro e non un banale forziere pieno di lingotti e monete d’oro. Allora, ascolta con attenzione!

Giasone era in missione per riconquistare il trono di Iolco, usurpato al padre dal fratellastro Pelia. Il re Pelia sembrava intenzionato a restituire il trono, a patto che Giasone gli portasse il Vello d’oro.

Ovviamente, il Vello d’oro non era un oggetto così facile da recuperare... Esso si trovava nella lontana terra della Colchide, un’antica regione situata all’estremità orientale del Mar Nero.

La statua della principessa Medea con in mano il Vello d’oro che Giasone e gli Argonauti riconquistarono da un giardino custodito da un drago nella Colchide.

Impavido e coraggioso, Giasone accettò la sfida e riunì un gruppo di eroi, conosciuti come Argonauti, che, sotto la sua guida, partirono a bordo dalla nave magica Argo alla ricerca del Vello d’oro.

La leggenda racconta che il viaggio durò circa 40 giorni e fu ricco di peripezie. Eccone un riassunto:

  • La prima isola dove sbarcarono fu Lemno, un’isola popolata da sole donne 💃. Cosa successe durante la loro visita? Beh, Giasone e gli Argonauti riuscirono a ripopolare l’isola.
  • La seconda tappa fu la terra dei Dolioni, dove Giasone e gli Argonauti affrontarono l’esercito del re Cizico, che morì.
  • Quindi approdarono a Cio, dove furono sedotti da alcune bellissime Ninfe 🧜‍♀️ e perdettero Ila, compagno di Eracle. Eracle impazzì, obbligando gli Argonauti ad abbandonarlo al suo destino.
  • La tappa successiva fu sull’isola di Bebrico. Qui Giasone e gli Argonauti affrontarono il re Amico, che sfidò uno degli Argonauti, Polideuce, nella lotta 🥊. Ma ovviamente Amico non ne uscì indenne perché... mai importunare il figlio di Zeus!
  • Quindi giunsero al Bosforo, dove Giasone e gli Argonauti salvarono il re Fineo dalle Arpie, malvagie creature con viso di donna e corpo d'uccello 🐦, che rubavano e defecavano su qualsiasi cosa Fineo tentasse di mangiare. Ma per fortuna ci pensarono Zetes e Calaïs, i figli del vento del nord, a salvarlo.
  • A questo punto ci fu il passaggio tra le Simplegadi: si narra che queste piccole isole cozzassero l’una contro l’altra, impedendo l’accesso alle imbarcazioni. Fortunatamente, Fineo svelò a Giasone il trucco per passare attraverso le rocce🪨: lasciar passare prima un uccello.
  • Infine, verso la fine del viaggio, in mezzo al mare in tempesta 🌊, Giasone e gli Argonauti incontrarono i figli di Frisso, colui che aveva portato il Vello d’Oro nella Colchide. Ecco cosa accadde: Frisso aveva un ariete alato d’oro, che decise di sacrificare a Zeus. Quindi lo offrì a Eete, re della Colchide, che lo portò in un boschetto e mise un drago cattivo a fare la guardia.

Quando Giasone e gli Argonauti approdarono finalmente sulle rive della Colchide, scoprirono che per conquistare il Vello d’oro non avrebbero dovuto soltanto affrontare il drago...

Giasone dovette:

  1. domare due tori spiranti fiamme 🐂,
  2. arare un campo con i suddetti tori,
  3. seminare i denti del drago,
  4. uccidere gli uomini armati che germogliavano dalla terra.

Potrebbe sembrare un po’ troppo per un uomo solo, ma il destino volle che l’amore intervenisse per salvare la situazione ♥️. Pare che Medea, principessa della Colchide, si fosse innamorata di Giasone e volesse a tutti i costi vederlo trionfare.

Giasone tiene in mano il Vello d’oro e la principessa Medea è in piedi accanto a lui.

Così gli diede una pomata che l’avrebbe protetto dalle fiamme dei tori e preparò una pozione che Giasone spruzzò negli occhi del drago che faceva la guardia al Vello d’oro, facendolo addormentare.

Ed ecco il lieto fine: Giasone riuscì a conquistare il Vello d’oro, recuperò il trono di Iolco e sposò Medea (attenzione, spoiler: successivamente la lasciò per un’altra donna!).

Wow, che storia lunga!

Ma qual è il vero significato di questo racconto? E qual è la storia del Vello d’Oro? 🐑

Come promesso, ecco la spiegazione.

Il mito di Giasone e il Vello d’oro è una storia vera?

Abbiamo uno scoop per te:

Il Vello d’oro è esistito veramente, e fa riferimento a un metodo di estrazione dell’oro che utilizza le pelli di montone.

Ecco la storia vera dietro il mito degli Argonauti:

Il ricco regno della Colchide corrisponde all’attuale Svanezia, una regione montuosa a nord-ovest della Georgia, che pare sia molto ricca di oro.

Una mappa che mostra gli antichi stati georgiani dell’Iberia e della Colchide, che ebbero grande rilevanza economica e culturale nel corso del XV secolo a.C.
Una mappa che mostra gli antichi stati georgiani dell’Iberia e della Colchide, che ebbero grande rilevanza economica e culturale nel corso del XV secolo a.C.

Secondo alcuni scienziati, gli antichi abitanti della regione usavano la pelle di montone per catturare le pagliuzze d’oro nei fiumi che scendevano dalle montagne del Caucaso.

In questo modo, le pelli di montone rimanevano “impresse” di scaglie d’oro, diventando dei “velli d’oro”.

Quindi è possibile che le avventure degli Argonauti fossero basate su un viaggio realmente compiuto per scoprire i segreti di... questa tecnica per l’estrazione dell’oro.

A proposito, secondo gli scienziati, ancora oggi è possibile trovare dei Velli d’oro perché la gente del posto continua a utilizzare questo metodo di estrazione.

Ma se non vuoi vedertela con un drago, ecco un modo più sicuro per ottenere oro. 😉

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